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di e con
Davide Enia
musiche composte ed eseguite
in scena da Giulio Barocchieri e Rosario Punzo
scene di Giorgio Regina
luci di Giorgio Cervesi
Ripa
A tredici anni scopri il mondo.
Dentro e fuori di te.
Mutano le forme del corpo, mentre una tensione nuova ti spinge
ad osservare la realtà: le foglie della magnolia suonate
dal vento, il fiammifero e la sua fiamma ballerina, l’ampio
giro di gonna di una fanciulla scalza con cui vorresti intrecciare
le dita.
Di fronte alla molteplicità
del reale, comincia la stagione delle scelte.
Lui è mio amico e lui no.
Questa è la strada che voglio percorrere e quella no.
Lei è quella che voglio baciare e tutte le altre no.
In fondo, è semplice.
Basta avere il coraggio delle proprie decisioni, e perseguirle.
A tredici anni non esiste
una matematica del sentimento. Non ci credi che si possano conquistare
esseri umani con la spietata logica del calcolo.
Lo sguardo possiede ancora uno straccio di innocenza.
Le domande germogliano, le urgenze pungono.
Furiose ricadute nella disperazione e immediate risalite nella
gioia.
Sogni di felicità condivisa e cadute basse che feriscono.
A tredici anni si vive una perpetua altalena emotiva.
In fondo, è semplice.
Basta stringere forte le mani, e non cadere.
Di tutto questo parla il CAPITOLO
1: “Antonuccio si masturba”, di quel momento di età
ruggente ed imperioso, di quel sole sovrano che illumina e acceca,
riscalda e disidrata. I tredici anni in cui si sogna, si agisce
e si rischia tutto, pur di essere felici.
Della perdita di tutto ciò
narra il CAPITOLO 2: “Piccoli gesti inutili che salvano
la vita”, perché il dolore comincia ad essere il
sottile filo che tesse assieme i brandelli di realtà, il
buio va insinuandosi sempre più negli interstizi dell’anima
e la sofferenza buttana inizia a lacerare la carne di cui sono
fatti i nostri sogni.
In collaborazione con Fandango,
Palermo Teatro Festival, Asti Teatro